100% Fail

29 Ago 2017

Perché diciamola tutta la verità.
Non sono tutti Houdini che scompaiono dopo il primo appuntamento.
Ma quelli che restano sono poi meglio di quelli che spariscono?

Il monologante 2.0

Ci esci una sera, carino, scatta il limone soft. Ti riaccompagna a casa.
E dal mattino seguente parte l’incubo.
Perché lui scrive, scrive e scrive.
Su Facebook, su Whatsapp, via mail.
Parte alle 07.23 e termina alle 02.15.
E non importa se tu non rispondi, MAI.
Lui ogni santissimo e benedettissimo giorno scrive la cacata quotidiana.
Diventa come l’Oroscopo di Fox.
Ed è sempre fastidiosamente gioioso.
Cioè, mica si incazza se non gli rispondi per 34 volte di fila.
Sarebbe da apprezzare e premiare per la costanza.
Ma il pensiero che il monologo 2.0 si possa trasformare in un monologo vis-à-vis blocca qualunque impulso sessuale.

(Il monologante esiste davvero. Anche le 34 volte di fila. Ma secondo me leggerà questo pezzo e non capirà che possa essere riferito a lui)

L’alter ego

Ci esci una sera, carino, scatta il limone soft. Ti riaccompagna a casa.
E dal mattino seguente parte l’incubo.
Perché tu dici che ti piace il surf. E si va a comprare la muta.
Perché tu dici che ti piacciono le rose. E te ne arriva ‘na dozzina in ufficio.
Perché tu dici che vorresti andare a teatro a vedere Emma Dante. E ti compra i biglietti.
Per venire con te.
E no, e non funziona così. E non si tratta di “voi non vi accontentate mai”.
Il corteggiamento non è plasmarsi, non è assecondare.
E’ personalità, è coinvolgimento reciproco, è iniziativa.
Portami a vedere na partita di basket.
Presentati con un girasole.
Andiamo ad un concerto di un gruppo che non conosco.
E io a teatro ce voglio andà con le mie amiche.
Scambiamoci i nostri mondi.
Le rose mandamele tra un anno. Un lunedì di pioggia. Quando non me le aspetto.

(L’alter ego è esistito. E ha fatto ‘na brutta fine)

Pop-up

Ci esci una sera, carino, scatta il limone soft. Ti riaccompagna a casa.
E dal mattino seguente parte l’incubo.
Perchè tu durante la serata ti sei fatta sfuggire che la mattina dopo saresti andata a correre. Senza dare dettagli o orari.
E quando scendi con la tuta, struccata e la fiatella del sushi della sera prima lui è lì.
Davanti al portone.
In tenuta da running.
Con sorriso smagliante.
E due bottigliette d’acqua.
E tu lo accogli con lo stesso sorriso con cui guardi apparire i banner pubblicitari su angolotesti.it

(Ecco, questo l’ho seminato al parco quella stessa mattina. Bloccato su Facebook, Whatsapp e pure Instagram. E ho cambiato mail.)

Il complemento d’arredo

Perché hai fatto il grave errore di averlo fatto entrare in casa tua.
E dopo aver fatto ciò che andava fatto, non se ne va più.
S’è piazzato sul divano peggio di Woody e niente.
E tu vuoi andare a dormire. Sola.
Perché se sono 12 anni che il letto lo condividi solo con due cuscini, per offrirne metà al manzo, te deve piacere davvero tanto. Altrimenti no grazie, lo spazio lo tengo per me.
Ma niente, il complemento d’arredo nun se ne va.
E tu ti stropicci gli occhi, sbadigli, inizi a buttare lì “oh, sono morta”
E lui “si, fumo l’ultima sigaretta e poi vado”.
E quella sigaretta per te dura giorni interi e non fai altro che pensare al processo di combustione della medesima.

(Anche il complemento è esistito. Alla fine l’ho dovuto prendere di peso, accompagnare all’uscita e dirgli “mi spiace, io devo dormire, tu vai, grazie”. Ho comprato una lampada il giorno dopo. Mi sembrava più utile per arredare casa.)

Clio Zanon – Una vita in disordine